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Lingua e linguaggi
Penso soltanto di articolo in articolo

Illustrazione: una telecamera punta su una testa a bocca aperta, con un fumetto a forma di campo da calcio
I training di comunicazione per calciatori hanno fatto sviluppare tutta una serie di frasi fatte. | © Goethe-Institut e. V./Illustrazione: Tobias Schrank

Il gergo calcistico tedesco ha prodotto un’incredibile serie di frasi fatte. Benché utili per i giocatori e per la dirigenza, visto che significano tutto e niente, funzionerebbero anche al di fuori dello sport?

Di Stephan Reich

La mia professione mi porta spesso a intervistare calciatori o dirigenti delle squadre e devo dire che il loro modo di parlare, negli ultimi anni, è cambiato in maniera davvero sorprendente. Dovete sapere che, fino a una decina o una quindicina anni fa, non esistevano training di comunicazione per calciatori professionisti. Questi training sono un effetto collaterale della professionalizzazione delle giovani leve, in atto dall’inizio del millennio, ma anche del fatto che i calciatori sono sempre stati... diciamo predestinati a dire cose non propriamente intelligenti, come dimostrano i numerosi libri che raccolgono le frasi più esilaranti di noti calciatori.

Frasi fatte a non finire

Il fatto che i calciatori di oggi seguano dei coaching di comunicazione ha purtroppo prodotto tutta una serie di frasi fatte, con le quali giocatori, allenatori e dirigenti possono reagire a qualsiasi situazione nelle conversazioni. A questo si aggiunge l’effetto del rinforzo positivo: più certe frasi vengono pronunciate in pubblico senza reazioni da parte dell’intervistatore, e più vengono riutilizzate, con sempre più naturalezza. Un moto perpetuo di insensatezze involontariamente comico, insomma. Quante volte si sente dire da un giocatore dire che pensa solo di partita in partita? O che gioca dove lo mette il mister? Oppure che in allenamento vuole spingere sull’acceleratore per rendere più difficile possibile il compito degli avversari, o che vuole continuare a impegnarsi e a lavorare sodo a beneficio di tutta la squadra?

Aiuto! La dirigenza fa esattamente la stessa cosa, anche se le frasi fatte in questo caso sono leggermente diverse, ma servono comunque a nascondersi in maniera egregia. Se dopo una sconfitta per 5-0 sembra inevitabile un cambio di allenatore, loro diranno sempre che “vogliono analizzare la situazione con calma”. Se è imminente un nuovo ingaggio, li sentiremo dire che l’eventuale nuovo giocatore rappresenta “una carta certamente avvincente in fase di campagna acquisti”, ma anche che al momento parlarne sarebbe come “dare notizie sui livelli idrometrici” [N.d.T., ossia da un lato non particolarmente avvincente e dall’altro poco stabile come dato] e che in ogni caso, bisogna “agire d’astuzia sul mercato”, perché le “condizioni economiche generali” sono cambiate, per cui non si faranno “mosse azzardate”. Una volta che hanno ingaggiato un giocatore, diranno che si sono “impegnati molto per averlo” e che sono “felici che il trasferimento sia andato a buon fine”. Spesso parleranno di “contatto mai interrotto”, o sentiremo che “il giocatore non ha dovuto pensarci due volte quando è arrivata l’offerta” e che ora vuole “fare il passo successivo”; ovviamente nessuno può dire se con il mister funzionerà, visto che quest’ultimo esige “le virtù basilari”, per lui “conta solo la prestazione” e che al fine settimana “i ragazzi dovranno mettere in pratica ciò che gli ha dato”.

Ma che significa?

Tutto e niente, e comunque non è mai quello che pensano realmente i giocatori, gli allenatori e i dirigenti, anche se è raro scoprirlo, perché loro, grazie a queste frasi fatte, si trovano nella comoda posizione di non dover più dire nulla, potendo dire qualcosa su tutto. È un po’ come se avessero una chiave passepartout, adatta a qualsiasi serratura, un coperchio universale per tutte le “pentole” calcistiche, un minimo comune denominatore semantico dietro il quale si possono nascondere tutti gli altri significati. Se ne potrebbe fare un dizionario “calcese-tedesco”.
  • “Analizzeremo la situazione con calma” = “Lunedì ci sbarazzeremo di quell’idiota”
  • “Quando è arrivata l’offerta, non ho dovuto pensarci due volte” = “In realtà ho dovuto cercare il club su Google”
  • “Penso solo di partita in partita” = “Smettetela di infastidirmi con le vostre domande”.
  • “Voglio continuare a lavorare sodo per aiutare la squadra” = “Mhm... ma a casa avrò chiuso il gas?”

Altre frasi fatte, please!

E comunque, se vogliamo farci quattro risate, possiamo provare a trasporre queste frasi in altri ambiti, perché se in un contesto calcistico sono oramai correnti, in ogni altro settore fanno presto a diventare ridicole, ed proprio per questo che mi piacerebbe che entrassero nell’uso quotidiano! Qualche esempio?
  • Capo: “È pronta la presentazione?”
  • Dipendente: “Mah, al momento penso di e-mail in e-mail.”
  • Capo: “Come dice?”
  • Dipendente: “Guardi, su Excel posso giusto continuare a premere sull’acceleratore e rendere la decisione il più difficile possibile per il capo.”
  • Capo: “Ma sono io il capo!”
  • Dipendente: “Certo. E io ovviamente lavoro al PC, nella posizione che mi ha assegnato Lei, al fine ultimo di sostenere l’azienda.”
  • Capo: “Ma questa presentazione è pronta, sì o no?”
  • Dipendente: “No.”
  • Capo: “Si presenti nel mio ufficio!”
Altro esempio: conversazione con il direttore del supermercato:
  • Direttore: “Questi bastoncini di pesce sono senz’altro una carta avvincente in fase di campagna acquisti, ma non ho intenzione di dare notizie sul livello idrometrico”.
  • Cassiere: “Ehm, come dice?”.
  • Direttore: “Servono condizioni economiche generali adeguate. In questo supermercato siamo costretti ad agire d’astuzia, più che altrove. Non faremo mosse azzardate.”
  • Cassiere: “Ma abbiamo già abbassato il prezzo a 1,79.”
  • Direttore: “Ottimo. Sono felice che alla fine il trasferimento sia andato a buon fine. Mi sono impegnato molto per questi bastoncini di pesce, il contatto non si è mai interrotto”.
Questo mio desiderio, probabilmente, rimarrà appunto soltanto un desiderio, perché a nessuno non piace rendersi ridicolo in pubblico. D’altra parte, io stesso uso attivamente la lingua e pertanto, per quanto la mia sfera di influenza non sia certo smisurata, contribuisco anch’io all’evoluzione della lingua e quindi potrei agire in prima persona. Ma forse è meglio che vada avanti come ho fatto finora, continuando a lavorare sodo per rendere il più difficile possibile il lavoro dei redattori. E pensando soltanto di articolo in articolo.
 

Lingua e linguaggi

Questa rubrica quindicinale è dedicata alla lingua come fenomeno socio-culturale: come si evolve? Che rapporto hanno autrici e autori con la “loro” lingua? Qual è la sua influenza sulla società? Scrivono per questa rubrica editorialisti o persone con un legame professionale o di altro genere con la lingua, scegliendo un tema d’interesse personale che tratteranno per sei uscite.

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